Influenza AH1N1, nessun allarme


“Sono quattro i casi di decesso in Sardegna riconducibili a influenza AH1N1, tutti tra Sassari e Olbia, ma non si può parlare di allarme”. Lo precisa Fiorenzo Delogu, direttore del servizio Igiene e Sanità pubblica dell'ATS-Assl Sassari. In tutta la Sardegna ci sono state venticinque segnalazioni di distress respiratorio grave in correlazione con AH1N1, “alcuni ancora ricoverati in terapia intensiva, e altri già trasferiti nei reparti ordinari”.
Non è la prima volta che ci si trova ad affrontare una sindrome influenzale così aggressiva: ogni anno in tutta Italia si registrano fra i 5mila e gli 8mila morti dovuti a complicanze dell’influenza. “E’ un dato storico, nessuna novità rispetto agli anni precedenti”, spiega il direttore del servizio Igiene e Sanità pubblica dell'ATS-Assl Sassari, “quest’anno siamo a quasi 6 milioni di casi in Italia, 5.600.000 persone. Alla Sardegna spetta quel numero proporzionato alla popolazione”.
Per quanto riguarda i decessi, la causa iniziale è sempre l’influenza ma quella finale potrebbe essere un’altra. “C’è da mettere in relazione lo stato di salute del paziente che, soprattutto quando si tratta di un paziente polipatologico, con patologie cronico-degenerative in particolare, può avere delle complicanze dall’influenza: la più naturale è la polmonite. La polmonite per quanto sia curabile con le terapie antibiotiche, su un paziente con caratteristiche particolari, come può accadere per un cardiopatico o un immunodepresso, assume un’importanza maggiore, perché mette sotto stress un apparato che già per conto suo non è perfetto”.

In Sardegna l’influenza e anche il picco arrivano sempre più tardi. “Siamo già da tre settimane con una incidenza della malattia importante. Non siamo soli, siamo in buona compagnia con la Lombardia, la Campania, la Calabria, il Lazio. Ma così come sta succedendo nelle altre regioni della Penisola, anche qui da noi la situazione andrà presto a scemare”, assicura Delogu. “Non è il caso di allarmarsi: se si va a vedere lo storico su Influnet, intorno a questo periodo ogni anno si raggiunge l’apice, dopodiché tende a decrescere”.

E’ bene precisare come sia corretto definirla influenza AH1N1 e non continuare a parlare di influenza suina. “Quando si parla di una malattia in ambito animale bisogna stare attenti. Probabilmente si definisce così perché nel 2009 ne è stato isolato un ceppo in un allevamento di maiali in Sudamerica. Ma è da escludere qualunque tipo di correlazione con il consumo di carne suina e suoi derivati”, continua il direttore del servizio Igiene e Sanità pubblica dell'ATS-Assl Sassari.

Come per tutte le sindromi influenzali, i soggetti più a rischio sono i bambini dagli zero a quattro anni, seguiti da quelli dai 4-14 anni. Poi si registra un crollo tra i soggetti dai 14 ai 64 anni e un’ulteriore diminuzione dei casi per gli over 65, perché si vaccinano di più o perché l’hanno già passata. Tutto questo mira a mettere in luce l’importanza della campagna vaccinale. “E’ fondamentale. Non si tratta solo di politica vaccinale, ma di protezione da malattie che possono apparire banali ma che in realtà non lo sono”.