Mal di pancia, vermi e altri disturbi intestinali

I neonati soffrono spesso di dolori addominali chiamati coliche gassose. Il bimbo è agitato e piange in modo inspiegabile per 1-2 ore soprattutto dopo i pasti serali. Durante queste crisi di pianto ha il viso arrossato, l'addome teso e le gambe flesse. Le cause di questo disturbo non sono ben conosciute. Forse il fastidio è dovuto all'aria presente nell'intestino o è legato ad uno stato di agitazione del lattante. Le coliche del neonato sono frequenti e difficili da eliminare ma non devono causare preoccupazione poiché pur rappresentando un fastidio per il piccolo, si risolvono dopo il 4°-5° mese.

Agire sulla posizione del bimbo può arrecargli un certo sollievo: coccolarlo e cullarlo con movimenti ritmici sia in braccio che in carrozzina, tenerlo nelle braccia mentre si salgono o si scendono le scale, fare una passeggiata in carrozzina. È importante, anche se difficile visto l'effetto irritante e ansiogeno che provoca il pianto continuo di un bimbo così piccolo, cercare di mantenere la calma. Il neonato in effetti percepisce l'ansia e il nervosismo dei genitori, reagisce negativamente e la situazione peggiora! Anche lo zucchero può avere degli effetti calmanti. Si applica direttamente sulla lingua un cucchiaino di acqua e zucchero. La soluzione zuccherina può essere somministrata più volte nel corso di una stessa giornata ma se dopo due giorni non si osserva un miglioramento è inutile insistere.

La diarrea
La diarrea è un disturbo molto frequente nei bambini. Non bisogna però fare confusione: si può parlare veramente di diarrea solo quando le scariche di feci liquide si ripetono per più di 2 volte al giorno. Se il bambino fa la popò di consistenza normale più volte al giorno o se ogni tanto scarica delle feci liquide non si tratta di diarrea. Il disturbo vero e proprio ha in genere un'origine virale e passa da solo in qualche giorno. Non è necessario intervenire con i farmaci per curarlo.

È invece molto più utile restituire all'organismo l'acqua e i sali minerali che vengono perduti con le eccessive scariche di feci. Se la diarrea è limitata nel tempo, l'acqua e le minestrine saranno sufficienti. Se invece il disturbo si protrae nel tempo può essere necessario somministrare al bimbo, sotto consiglio medico, delle soluzioni reidratanti commercializzate in bustine. La dose e la frequenza vanno stabilite dal medico in base al peso del bambino e alla durata della diarrea. Queste soluzioni non hanno un buon sapore. Per facilitare la loro assunzione mantenetele al fresco – dove peraltro è necessario conservarle - e aggiungete qualche cucchiaino di succo di arancio oppure scioglietele in bevande come il the o la camomilla. Se i lattanti hanno fame e non vomitano non bisogna interrompere l'allattamento. Anche per i più grandi è ormai accertato che la diarrea non deve comportare speciali misure dietetiche (eliminazione dei latticini, dieta in bianco). Il bambino è in grado di autoregolarsi. Sono da evitare invece i digiuni.

Spesso dopo la diarrea vengono prescritti fermenti lattici. Ma loro efficacia per il ripristino della flora batterica intestinale non è ancora accertata ed è soggetta a discussioni da parte degli specialisti. È più salutare invece abituare i bambini fin da piccoli a mangiare regolarmente lo yogurt naturalmente ricco di fermenti lattici.

La stitichezza
All'inverso della diarrea ecco la stipsi, più comunemente nota come stitichezza. Il bambino va raramente di corpo, la popò è poca e assume la forma di palline dure e difficili da espellere. I lattanti ne soffrono raramente. Per alcuni piccoli è del tutto normale, per esempio, evacuare le feci ogni due giorni. Se però il neonato soffre effettivamente di stitichezza si possono aggiungere 1 o 2 cucchiaini di olio d'oliva al latte oppure sciogliere il latte in polvere in brodo di verdura. Un rimedio molto diffuso è quello della stimolazione rettale con termometri o bastoncini ovattati cosparsi di olio di vaselina. Questo procedimento va attuato con precauzione e non deve essere prolungato nel tempo. Da evitare l'uso di lassativi che possono essere pericolosi e dare dolori di pancia.

Per i bambini più grandi le cause della stitichezza sono dovuti a problemi dietetici associati talvolta a fattori psicologici. Un'alimentazione ricca in fibre vegetali (verdura, frutta con la buccia) e l'assunzione regolare di acqua e liquidi sono largamente sufficienti a ristabilire l'equilibrio intestinale. Importante anche cercare di regolarizzare il ritmo delle sedute al bagno quando il bimbo ha un più tempo e senza fargli subire l'eventuale ansia dei genitori.

Il vomito
Il vomito non è una malattia. Come tutti i sintomi va analizzato in funzione dell'età del bambino e della frequenza e del modo in cui si presenta. Molto spesso gli episodi di vomito sono isolati e se associati alla diarrea e alla febbre, probabilmente legati a qualche infezione che guarisce spontaneamente. In questi casi il bimbo va alimentato soprattutto con cibi semi-liquidi preferibilmente non caldi e in dosi poco abbondanti.

Il vomito ricorrente colpisce soprattutto i bambini tra i 2 e gli 8 anni. In genere si manifesta per alcune ore durante 2-3 giorni di seguito per poi fermarsi e ricominciare qualche tempo dopo. Si tratta del così detto "acetone" definito così poiché il vomito ricorrente causa la diminuzione della quantità di zuccheri e sali nell'organismo provocando una produzione di acetone che si forma durante i processi di degradazione degli acidi grassi. Il modo migliore per curarlo è quello di far ingerire al piccolo, il più spesso possibile e a piccoli sorsi, dei liquidi che contengano zucchero e sali minerali. Molte mamme conoscono l'effetto benefico di qualche cucchiaino di una nota bevanda alla cola che opportunamente sgasata si rivela molto efficace. Utili anche i succhi di frutta e la camomilla con il miele.

I vermi
I bambini possono essere vittime di infestazioni di parassiti. Quelli più comuni nei paesi dell'Europa occidentale sono piccoli vermi sottili di colore bianco lunghi circa un centimetro. Si tratta degli ossiuri che manifestano la loro presenza con il prurito nella zona anale e talvolta provocano anche vomito, diarrea, dermatiti e vaginiti. Questi parassiti vengono immessi nell'organismo portando alla bocca le mani che sono venute a contatto con oggetti contaminati. Nel caso di infestazione da vermi il pediatra prescriverà dei farmaci antiparassitari (in genere mebendazolo) sotto forma di compresse o sciroppo. Il trattamento deve essere seguito da tutta la famiglia. Per essere sicuri di debellare gli inopportuni ospiti si dovrà inoltre badare a lavarsi le mani prima di toccare il cibo, di lavare regolarmente le unghie preferibilmente tenute corte con uno spazzolino, di fare il bidet ogni mattina e di lavare ad alta temperatura tutta la biancheria intima, le lenzuola e gli asciugamani.

I pidocchi
Il pidocchio è un insetto di 2-4 millimetri, che vive e si riproduce esclusivamente sulla testa dell'uomo e si nutre del suo sangue. Si trovano prevalentemente nella nuca, nelle tempie e dietro le orecchie. La femmina deposita in un gruppo fino a 10 uova (le lendini), che si fissano fortemente ai capelli con una sostanza collosa. Da ogni lendine, nel giro di 20 giorni, nasceranno gli animali adulti.
Il contagio avviene esclusivamente per contatto, il pidocchio, non salta e non vola e può sopravvivere lontano dalla testa dell'essere umano 1-2 giorni al massimo. È buona regola quindi, praticare un'ispezione continua della testa dei bambini, lavando loro i capelli un paio di volte a settimana con uno shampoo normale e controllando, in queste occasioni, l'eventuale presenza dei parassiti e/o delle loro uova. Queste, a differenza della forfora, hanno un aspetto tondeggiante e bianco grigiastro e sono tenacemente attaccate al capello, per questo motivo vanno uccisi e sfilati. La pediculosi ("avere i pidocchi") che si manifesta con un intenso prurito al capo, non è necessariamente segno di cattiva igiene. Non esistono "farmaci preventivi", ma solo rimedi successivi all'infestazione, come l'aceto, che non è un insetticida, ma agisce "liberando" il capello dalle lendini.
Il trattamento di prima scelta della pediculosi dovrebbe prevedere un trattamento con piretrine naturali o permetrina (nelle farmacie è possibile reperire i prodotti sotto forma di schiuma o gel, da preferirsi in quanto più agevoli all'uso). È bene ripetere il trattamento dopo una settimana, e controllare i capelli degli altri componenti della famiglia. E' una buona regola, dopo l'uso degli antiparassitari assicurarsi che non ci siano più lendini vive sul capo utilizzando un pettine a denti molto fitti, pettinando accuratamente ciocca per ciocca partendo dalla radice del capello e avendo cura di schiacciare le eventuali uova sopravvissute. Gli antiparassitari, così come il taglio dei capelli, non servono a impedire il contagio, bisogna mantenere un'accurata e regolare cura dei capelli, controllandoli periodicamente, e intrecciare o legare i capelli lunghi, per ridurre il contatto con i capelli di altre persone. Pettini e spazzole vanno lavati con acqua calda e shampoo antiparassitario. Le lenzuola, le federe, gli asciugamani, i vestiti, le sciarpe e gli altri indumenti, dovrebbero essere sempre lavati in lavatrice a 60 gradi. Tutto ciò che non è possibile lavare si può chiudere in sacchetti di plastica per 15-20 giorni, i pidocchi moriranno per mancanza di cibo.